Piantare la bandiera \ Planting my flag

Piantare la bandiera

Ieri ho riletto dei passaggi di una dispensa riguardante un corso di formazione che ho frequentato qualche tempo fa e che ora spero di riprendere in primavera. In questo testo si parlava dell’importanza di prendere coscienza di sé stess* e della capacità di sapersi conquistare il proprio posto nel mondo.

Per descrivere questo passaggio, gl* insegnant* hanno usato l’immagine di una persona che pianta una bandiera con il suo sigillo e che lo fa con forza e determinazione, quasi rompendo il terreno sottostante, definendo in questo modo una chiara presa di coscienza.

Così oggi ho pensato di disegnare quella sensazione per cercare di appropriarmene e questo è quello che ne è uscito: una figura piuttosto esile, che pare più aggrapparsi alla sua bandiera che piantarla, come se fosse la sua immagine di sé a sostenere la sua persona e la sua forza fisica e mentale.

Io non arrivo mai alle cose dalla stessa strada che percorrono gl* altr, solitamente faccio dei giri molto più lunghi e complicati, soffermandomi spesso, cambiando idea, perdendomi, a volte disperandomi, per poi ritrovarmi esattamente dove sono tutt quant*, talvolta arrivando persino prima di loro. Eppure, a volte mi pare che mi manchino la bussola, la mappa e la bandiera stessa. E penso a come potrò mai fare a conquistare il mio posto nel mondo senza questi oggetti fondamentali e una chiara consapevolezza.

Consciamente ripeto a me stessa di esserci vicina e faccio le cose giuste (o almeno credo), ma poi inconsciamente sono ancora estremamente insicura, impaurita, fragile e mi sento sgretolare come quella terra che invece dovrei conquistare e dominare. Forse non è così importante se la bandiera è stata piantata con forza o se si sposterà al primo alito di vento… forse non conta nemmeno se io mi stia tenendo ad essa mentre sento di cedere… forse…

Un giorno arriverà anche il momento di piantare la bandiera, ma per ora penso che mi limiterò a portarla con me, nei miei viaggi alla ricerca di me stessa e della mia natura più autentica, così ci sosterremo a vicenda e ci ricorderemo che meritiamo più di un cumulo di terra da qualche parte.


Planting my flag

Yesterday I reread some passages from a paper regarding a training course I attended some time ago and which I now hope to resume in the spring. This text talked about the importance of becoming aware of oneself and the ability to know how to conquer one’s place in the world.

To describe this passage, the teachers have used the image of a person who plants a flag in the terrain and who does it with strength and determination, almost breaking the ground below, thus defining a clear awareness.

So today I thought of drawing that feeling to try to appropriate it and this is what came out of it: a rather slender figure, who seems more to cling to her flag than to plant it, as if it were her image of herself to support her person and her physical and mental strength, and not the contrary.

I never get to things from the same road that others travel, usually, I take much longer and more complicated laps, pausing often, changing my mind, getting lost, sometimes despairing, only to find myself exactly where all landed, sometimes arriving even before them. Yet, sometimes it seems to me that I miss the compass, the map, and the flag itself. And I think about how I will ever be able to conquer my place in the world without these fundamental objects and clear awareness.

Consciously I repeat to myself that I am close to it and I do the right things (or at least I think), but then subconsciously I am still extremely insecure, afraid, fragile and I feel crumbling like that land that I should instead conquer and dominate. Maybe it doesn’t matter if the flag has been planted forcefully or if it will move at the first breath of wind… maybe it doesn’t even matter if I’m holding on to it while I feel like giving in… maybe …

One day the time will come to plant the flag, but for now, I think I’ll just take it with me, on my travels in search of myself and my most authentic nature, so that we will support each other and remember that we deserve more than a mound of earth somewhere.