Volersi bene \ Love yourself

Volersi bene

Oggi mi sono resa conto che la mia vita deve assolutamente cambiare, partendo da me e da tutte le cose che mi impongo o delle quali mi privo.

Certo all’apparenza sembrano per la maggior parte validi consigli e suggerimenti necessari per mantenere alto il livello di salute ed eccellere nello studio e nel lavoro, ma guardando meglio in profondità, ho capito che quelle non sono raccomandazioni propositive, ma soprattutto ordini da eseguire con rigore e costanza ogni giorno. 

Ad esempio, il lunedì devo forzatamente mangiare determinate cose, devo fare assolutamente i programmi lavorativi per tutta la settimana, rispettare l’attività fisica secondo la tabella di marcia che ho creato e riordinare gli appunti del corso di formazione. 

Sembrerebbe tutto perfetto, funzionante, efficiente, ogni minuto ben riempito, ogni istinto immediatamente soppresso ed i sensi di colpa pronti a pungermi come moniti per farmi seguire le mie stesse disposizioni.

Ma quando avrò tempo per volermi bene? Quando farò le cose che amo fare solo per il piacere di farle? 

Quando sentirò il bisogno di lasciare andare queste tensioni e questi doveri che mi sono auto imposta per “stare bene”?

Sto bene? Mi sento davvero meglio grazie al mio sistema?

Sorrido? Sono serena? Appagata? Tranquilla? 

No, no, e no.

Per non perdere tempo prezioso guardo le serie TV mentre faccio ginnastica o riordino, mangio mentre ascolto i documentari che mi interessano, sottolineo i libri durante la mia mezzora di sole giornaliera, faccio la doccia ripassando i discorsi che dovrei fare, cammino ascoltando musica che possa ispirare nuove idee e pratico Tai Chi ormai solo come preparazione per le lezioni settimanali. 

Sfido io a non scoppiare in questa prigione!

Ma come ho fatto a ridurmi così? Cosa sto inseguendo esattamente? Cosa vorrei dimostrare a me stessa, o meglio, aglə altrə?

Se ci fosse qualcosa che dovrei volere, quella dovrebbe essere la mia felicità e non credo che potrei essere più lontana dal raggiungerla in queste condizioni.

Giovedì vedrò il mio terapeuta e ricominceremo da qui, da queste ossessioni che mi stanno distruggendo e dalla mia totale incapacità di volermi bene e concedermi le cose che potrebbero rendermi felice e farmi stare bene!

Non so quanto tempo ci vorrà, non so da dove prende origine tutto questo (o forse sì), non so quante altre crisi ci saranno e non so se ne sarò mai davvero capace, ma io vorrei davvero imparare a volermi bene. 


Love yourself

Today I realized that my life must absolutely change, starting from me and all the things that I impose on myself or of which I deprive myself.

Of course, on the surface, they seem for the most part valid advice and suggestions necessary to maintain a high level of health and excel in study and work, but looking more deeply, I realized that those are not propositive recommendations, but above all orders to be carried out with rigor and consistency every day.

For example, on Mondays I have to eat certain things, I absolutely have to do the work schedules for the whole week, respect the physical activity according to the schedule I have created and rearrange the notes of the training course.

Everything would seem perfect, functioning, efficient, every minute well filled, every instinct immediately suppressed, and the feelings of guilt ready to sting me as warnings to make me follow my own instructions.

But when will I have time to love myself? When will I do the things I love to do just for the pleasure of doing them?

When will I feel the need to let go of these tensions and these self-imposed duties to “feel good”?

Am I fine? Do I really feel better thanks to my system?

Do I smile? Am I serene? Satisfied? Rested?

No, no, and no.

In order not to waste the precious time I watch TV series while doing gymnastics or tidying up, I eat while listening to documentaries that interest me, I underline the books during my half-hour of daily sunshine, I take a shower reviewing the speeches I should do, I walk listening to music that can inspire new ideas and practice Tai Chi now only as a preparation for the weekly classes.

I dare you not to have a meltdown in this prison!

But how did I get down to this? What exactly am I chasing? What would I like to prove to myself, or rather, to others?

If there was something I should want, that should be my happiness and I don’t think I could be further from achieving it in these conditions.

On Thursday I will see my therapist and we will start from here, from these obsessions that are destroying me and from my total inability to love myself and give me the things that could make me happy and make me feel good!

I don’t know how long it will take, I don’t know where all this comes from (or maybe I do), I don’t know how many other crises there will be and I don’t know if I’ll ever really be able to, but I would really like to learn how to love myself.

Pagare il prezzo \ Paying the price

Pagare il prezzo

Tempo fa una persona senza peli sulla lingua mi disse che avrei pagato caro il prezzo della mia impopolarità, del mio volermi sentire diversa e della mia caparbietà nel mantenere alto il mio senso dell’onore e dell’etica. Quando udii queste parole, pensai che non importava quanto facesse male, io per niente al mondo avrei potuto o voluto rinunciare ai miei principi, anche perché erano una delle poche cose che nessuna “maschera” avrebbe mai potuto togliermi.

E così è stato.

Ho guardato le persone osservarmi con curiosità e talvolta con disprezzo, passarmi accanto, ammirarmi ed ignorarmi, cercare inutilmente di capirmi, di darmi un senso, per poi andare avanti senza porre alcuna domanda. Nonostante questo, io non ho mai desistito ed ho mantenuto i miei principi, portandoli sempre avanti, anche attraverso mille pianti, tanti meltdowns ed infiniti “perché?”.

Ma quella persona aveva ragione, prima o poi avrei pagato il prezzo, e così è stato. Quando ho lasciato il lavoro in ufficio per fare qualcosa di autonomo, mi sono resa conto di quanto contasse avere una rete di sostegno e con ammirazione guardavo a coloro che avevano tanti amici e conoscenti a supportarli. Quando è uscito il libro è stato devastante. Solo allora ho capito davvero quanto mi sia costata la mia personalità, la mia rettitudine e il mio seppur minimo amore per me stessa.

Ma vi dirò una cosa: non me ne pento, non ce la faccio, non saprei come altro vivere. Non posso vendere me stessa al miglior offerente per un like, per una condivisione o per un acquisto. Sarò sempre quella strana, isolata, sola, quella impopolare e antipatica (questo parere non lo condivido), ma è ciò che sono e non posso fingere altrimenti, fa parte di me e di tutte le cose faccio e che condivido con il mondo.

Tutt* paghiamo un prezzo per poter essere noi stess, e chi pensa di essere amat da tutt*, cercando di conquistare il mondo con riverenza e adorazione per chiunque, inconsapevolmente sta pagando quello più alto.


Paying the price

Some time ago an outspoken person told me that I would pay dearly for my unpopularity, my wanting to feel different and my stubbornness in keeping my sense of honor and ethics high. When I heard these words, I thought that no matter how much it hurt, I for nothing in the world could or would have renounced my principles, also because they were one of the few things that no “mask” could ever take away from me.

And so it has been.

I watched people observe me with curiosity and sometimes with contempt, pass me by, admire and ignore me, try in vain to understand me, to make sense of me, and then move on without asking any questions. Despite this, I have never given up and have kept my principles, always carrying them forward, even through a thousand tears, many meltdowns, and endless “why?”

But that person was right, sooner or later I would have paid the price, and I have. When I left my office job to do something on my own, I realized how important it was to have a support network and looked with admiration to those who had so many friends and acquaintances to support them. When the book came out it was devastating. Only then did I really understand how much my personality, my righteousness, and my even minimal love for myself have cost me.

But I’ll tell you one thing: I don’t regret it, I can’t do it, I don’t know how else to live. I can’t sell myself to the highest bidder for a like, a share, or a purchase. I will always be the strange, isolated, lonely one, the unpopular and unpleasant one (I do not share this opinion), but it is who I am and I cannot pretend otherwise, it is part of me and of all the things I do and that I share with the world.

We all pay a price to be ourselves, and those who think they are loved by all, trying to conquer the world with reverence and adoration for everyone, are unwittingly paying the highest price.