Donne moderne \ Modern women

Donne moderne

Ci ho messo molto tempo a decidere se comprare questo giornale, a determinare se ne avrei avuto la forza ed infine se sarei stata in grado di sfogliarlo senza essere travolta da un’ondata di emozioni contrastanti, ma alla fine l’ho fatto e ne sono felice.

Donna Moderna era (e penso sia tutt’ora) il giornale preferito di mia madre e per questo in casa nostra non mancava mai. Questa rivista le piaceva così tanto che ovunque si trovasse, ogni settimana, la doveva acquistare puntualmente per essere sicura di non perdersi nemmeno una pagina di lietezza e di riflessione; pareva che quell’involucro patinato non la deludesse mai e che avesse un potere catartico su di lei e sul suo umore per me spesso indecifrabile.

Fino a quando vivevo in casa con i miei genitori, ho sempre letto Donna Moderna dopo che lo aveva sfogliato ripetutamente mia madre ed utilizzavo alcuni spunti del settimanale per poter intavolare conversazioni leggere o per sottolineare quanto fossimo d’accordo su argomenti più gravosi. Persino quando sono andata a vivere da sola, abbiamo trovato un modo per replicare saltuariamente questo rituale: mia madre teneva da parte le copie già lette e periodicamente me le consegnava così che potessi aggiornarmi sulle ultime novità. Quando nel 2014 abbiamo smesso di rivolgerci la parola a seguito di infinite discussioni e inconciliabili posizioni, io ho smesso di leggere Donna Moderna, anzi non ho più voluto nemmeno vederlo, non dalla parrucchiera, non nelle sale d’attesa… per me era semplicemente troppo straziante. 

Ma poi, pochi giorni fa, ho scoperto che Federica aveva partecipato ad un servizio fotografico proprio per questa rivista e che aveva rilasciato anche un’intervista riguardo all’autismo. 

Non potevo credere che Donna Moderna avesse dato spazio ad una storia così reale e profondamente importante e così, dopo giorni di tentennamenti, ho acquistato quel numero del giornale e lo ho portato a casa. Pensavo che sarei crollata sfogliandolo, pensavo che non avrei avuto la forza di leggerlo, pensavo che sarei per sempre rimasta imprigionata ad un ricordo ed invece, ce l’ho fatta. La rivista è tornata ad essere esattamente quello era sempre stata: un contenitore di notizie, di idee e di spunti, un mezzo di informazione e uno specchio della società nella quale viviamo.

Chissà se mia madre ha letto quell’articolo, chissà se mi avrà riconosciuta tra le caratteristiche descritte da Federica, chissà se avrà pensato a me, alle mie stereotipie, al mio bisogno di routine e certezze, al fastidio che provavo per alcuni tessuti e il mio rifiuto a mangiare certi cibi.

Chissà.

Forse non lo saprò mai e forse nemmeno lei lo saprà mai. 

Eppure, leggendo questa rivista dopo tanto tempo, io non ho proprio potuto fare a meno di pensare a quei dopo pranzo a guardare le immagini patinate, mentre l’aroma del caffè avvolgeva il nostro spirito, trasformando quegli attimi in un indimenticabile sensazione di benessere e atipica perfezione.

Grazie Federica, grazie Donna Moderna. 


Modern women

It took me a long time to decide whether to buy this newspaper, to determine if I would have the strength, and finally if I would be able to read it without being overwhelmed by a wave of conflicting emotions, but in the end, I did and I am happy about it.

Donna Moderna was (and I think it still is) my mother’s favorite newspaper and for this reason, it was never missing in our house. She liked this magazine so much that wherever she was, every week, she had to buy it on time to be sure not to miss a single page of joy and reflection; it seemed that that coated paper never disappointed her and that it had a cathartic power over her and her mood that was often indecipherable to me.

As long as I lived at home with my parents, I always read Donna Moderna after my mother had leafed through it repeatedly and used some ideas from the magazine to be able to have light conversations or to emphasize how much we agreed on more burdensome topics. Even when I went to live alone, we found a way to replicate this ritual from time to time: my mother kept aside the copies she had already read and periodically handed them to me so that I could update myself on the latest news. When we stopped talking to each other in 2014 following endless discussions and irreconcilable positions, I stopped reading Donna Moderna, in fact, I didn’t even want to see it anymore, not at the hairdresser, not in the waiting rooms… for me it was just too heartbreaking.

But then, a few days ago, I discovered that Federica had participated in a photoshoot for this magazine and that she had also given an interview about autism.

I couldn’t believe that Donna Moderna had given space to such a real and profoundly important story and so, after days of hesitation, I bought it and took it home. I thought I would collapse by leafing through it, I thought that I would not have the strength to read it, I thought that I would be forever imprisoned in memory and instead, I did it. The magazine has returned to being exactly what it had always been: a container of news, ideas, and hints, a means of information, and a mirror of the society in which we live.

Who knows if my mother has read that article, who knows if she will have recognized me among the characteristics described by Federica, who knows if she will have thought of me, my stimming, my need for routine and certainties, the annoyance I felt for some fabrics and my refusal to eat certain foods.

Maybe.

Maybe I will never know and maybe she will never know either.

Yet, reading this magazine after a long time, I just couldn’t help but think of those after lunch looking at the glossy images, while the aroma of coffee enveloped our spirit, transforming those moments into an unforgettable feeling of well-being and atypical perfection.

Thank you Federica, thanks Donna Moderna.

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