Un anno dopo \ A year later

Un anno dopo

Ormai è passato un anno dall’inizio del primo lunghissimo lockdown italiano.
Da allora è stato tutto un susseguirsi di aperture e chiusure, di miglioramenti e peggioramenti, di paure e incertezze, di domande senza riposta e di tormenti per un futuro che non sappiamo se potrà svolgersi o se rimarrà congelato ancora per qualche tempo.
La mia salute mentale in questo anno ha avuto un tracollo che mai avrei potuto immaginare e nonostante la fortuna di avere la possibilità di fare due sedute di terapia al mese (che comunque dovrò ridurre per via la mia situazione lavorativa), ancora sento di peggiorare un pochino giorno dopo giorno, maturando pensieri di sconfitta ed abbandono che era da tempo che non sentivo.
Vorrei ribadire che con queste parole non nego la gravità della situazione, ma che sto semplicemente esponendo quanto questo periodo ha inciso sulla mia vita e sulla mia salute.
Ad esempio, ho rinunciato per vari motivi (a volte obbligati) alle cure di medicina complementare che stavo seguendo per la mia malattia autoimmune, ho rimandato esami di controllo e ho lasciato perdere i viaggi fuori regione (e ora comune) sempre per le stesse questioni.
Il mio lavoro si è ridotto notevolmente e nonostante i primi timidi aiuti ricevuti, ormai sono mesi che sopravvivo solo grazie ai soldi messi da parte e al sostegno del mio ragazzo e questo certo non mi aiuta a stare meglio o a fare progetti per il futuro.
Tutte le iniziative in programma per promuovere il libro sono state rimandate di mesi, e alcune probabilmente avrà anche poco senso farle in quella fase avanzata della promozione.
Comunque, a parte tutti i risvolti economici e lavorativi, quello che mi fa più soffrire è aver regredito e praticamente distrutto molti dei progressi che avevo fatto negli ultimi anni in termini di salute fisica e mentale.
Tutte le vecchie cattive abitudini si sono ripresentate, e con loro la depressione, l’angoscia esistenziale, il senso di impotenza e fallimento, la paura di non saper vivere come si dovrebbe vivere.
Non ho scritto queste parole per sminuire la gravità della situazione, ma per normalizzare sensazioni che tengo nascoste da troppo tempo e che mi stanno mangiando viva. Io sto male.
E so che c’è chi sta più male di me, che c’è chi non lavora affatto, che c’è chi ha perso molte persone vicine e che ha dovuto rinunciare alla possibilità di realizzare i suoi progetti più o tanto quanto me, ma dovevo dirlo ad alta voce, dovevo scriverlo, dovevo stamparmelo bene in testa.
Solo così, ammettendo la verità, ho la speranza di poter ricominciare a guarire e stare bene.


A year later

A year has now passed since the beginning of the first very long Italian lockdown. Since then it has been a succession of openings and closings, of improvements and worsening, of fears and uncertainties, of unanswered questions and torments for a future that we do not know if it will take place or if it will remain frozen for some time. My mental health this year has had a collapse that I never could have imagined and despite the good fortune of having the opportunity to do two therapy sessions a month (which in any case I will have to reduce due to my work situation), I still feel I am getting worse a little day after day, developing thoughts of defeat and abandonment that I had not felt for a long time.
I would like to reiterate that with these words I do not deny the gravity of the situation, but that I am simply explaining how much this period has affected my life and my health.
For example, I have given up for various (sometimes obligatory) reasons the complementary medicine treatments that I was following for my autoimmune disease, I postponed control exams and I gave up traveling outside the region (and now municipality) always for the same issues.
My work has been significantly reduced and despite the first timid aids received, it has been months now that I survive only thanks to the money I saved and the support of my boyfriend and that certainly does not help me to get better or to make plans for the future.
All the initiatives planned to promote the book have been postponed for months, and some of them won’t even make sense in that advanced phase of the promotion. However, apart from all the economic and work implications, what makes me suffer most is having regressed and practically destroyed many of the advances I had made in recent years in terms of physical and mental health.
All the old bad habits have come back and with them the depression, the existential anguish, the sense of helplessness and failure, the fear of not knowing how to live as one should live.
I did not write these words to diminish the gravity of the situation, but to normalize feelings that I have kept hidden for too long and that are eating me alive. I’m feeling so much pain.
And I know that some are worse off than me, that some do not work at all, that some have lost many close people and who have had to give up the possibility of realizing their projects as much as me or even more, but I had to say it out loud, I had to write it, I had to print it well in my head.
Only in this way, admitting the truth, I have the hope of being able to recover and be well again.

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