Apprendere \ Learning

Apprendere

Questa è un breve racconto di come, seppur amando studiare, la scuola stesse per togliermi questa passione.

La mia storia inizia alla scuola materna, dove l’apprendimento era nascosto dietro a schede da colorare, giochi da comprendere e strategie da inventare. Se pensate che questa fase della vita non abbia un impatto importante sul resto, sappiate che io ricordo ancora quando le suore mi prendevano in giro perché non riuscivo ad allacciarmi le scarpe con il metodo che secondo loro era l’unico valido, facendomi capire per la prima volta che il mio modo di percepire ed esplorare il mondo era diverso rispetto a quello de* altr* bambin* e per questo era sbagliato. Una lezione di vita indimenticabile, paurosamente ancora sin troppo ben radicata nella mia mente e nella mia memoria.
Alle scuole elementari, vi fu la svolta più importante della mia esistenza, per un colpo di fortuna, ebbi l’onore di incontrare due maestre brave e preparate, delle anime votate all’insegnamento e a creare dei piccoli esseri umani pensanti, autonomi e pieni di sincera curiosità per tutto ciò che li circondava. Nonostante io non mi trovassi benissimo con le altre tre maestre, a me bastavano loro due, le mie dee dell’italiano e delle scienze.
Ed è stato solo grazie a queste meravigliose donne che io sono stata in grado di costruirmi un sistema di apprendimento personalizzato, basato sulla logica e sull’analisi, sul ‘reverse engineering’ e sull’osservazione: un vero e proprio metodo di studio (e di vita) che mi ha permesso di sopravvivere anche nei momenti più bui.
In quei 5 anni, nonostante i castighi per la mia impossibilità di stare zitta e ferma, io ho raccolto tutta la fiducia nelle mie capacità che mi porto dietro ancora oggi. Se non fosse stato per quei momenti magici, io non avrei più studiato, né letto, né ricercato, perché ciò che mi aspettava dopo, sono sicura che mi avrebbe completamente distrutta.

Le scuole medie, che furono in parte utili nelle interazioni sociali, non mi diedero praticamente niente dal punto di vista del metodo e della fiducia in me stessa, anzi, direi che in modo subdolo ed incomprensibile cercarono di togliermi quelle sicurezze che per me erano fondamentali come l’aria che respiravo. Uscii da quei tre anni con un “buono” tiratissimo e la confidenza sotto le scarpe.
I primi due anni di scuola superiore, non furono certo migliori, contro la mia volontà, fui costretta ad iscrivermi un indirizzo che mi era stato caldamente imposto dai professori delle medie e anche per questo sono stati il mio incubo peggiore: in quel luogo, per la prima volta capii cosa significasse davvero sentirsi inutili ed inetti.
I professori sembravano avere un linguaggio di comunicazione segreto, che condividevano con alcune alunne speciali (era una classe tutta al femminile), mentre la maggior parte di noi annaspava nel tentativo di sopravvivere aspirando a delle timide sufficienze.
Per due anni pensai che la bambina delle scuole elementari, che era in grado di capire quasi tutto, seppur a modo suo, ormai fosse scomparsa e che non sarebbe mai più tornata. Perché non capivo più niente? Perché le cose alla lavagna mi erano così oscure? Perché stavo fallendo così miseramente? Perché non riuscivo a “funzionare” in alcun ambito della mia vita?

Quando, contro il parere di tutti, lasciai coraggiosamente quella scuola, feci a me stessa uno dei regali più grandi e più belli della mia vita. E fu tra quelli che erano considerati i “reietti” e gli scarti della società, che io riemersi, rimettendo in moto la mia testa liberamente, sfruttando le mie competenze fantasiose e il mio modo di imparare le cose.
Alla Scuola d’Arte, io tornai ad esistere come un vero essere umano e a nutrire la mia mente a pane e creatività ogni giorno per tre anni.
Da quel momento in poi, ho sempre scelto le cose che facevano bene a me stessa ed i luoghi dove avrei avuto la possibilità di studiare come volevo. Certo, sono stata fortunata, ma non dovrebbe essere il caso a guidare la nostra educazione.

C’è qualcosa di profondamente sbagliato in questo sistema, in questo modo di educare le persone a perdere le loro attitudini speciali per uniformarsi ad un unico metodo che nella maggior parte dei casi finisce per schiacciarle e far loro perdere fiducia in sé stesse.


Learning

This is a short story of how, even though I love studying, the school system was about to take away this passion from me.

My story begins in kindergarten, where learning was hidden behind coloring sheets, games to understand, and strategies to invent. If you think that this phase of life does not have an important impact on the rest, please know that I still remember when the nuns teased me because I could not tie my shoes with the method that they thought was the only valid one, making me understand for the first time that my way of perceiving and exploring the world was different from that of other children and therefore it was wrong. An unforgettable life lesson, frighteningly still too deeply rooted in my mind and memory.
In elementary school (6-10 years old), there was the most important turning point of my life, for a stroke of luck, I had the honor of meeting two good and prepared teachers, souls devoted to teaching and to create little thinking human beings, autonomous and full of sincere curiosity for everything around them. Although I didn’t get along very well with the other three teachers, those two were enough for me, my goddesses of Italian and science.
And it was only thanks to these wonderful women that I was able to build a personalized learning system, based on logic and analysis, on ‘reverse engineering’ and observation: a real method of study (and of life) which allowed me to survive even in the darkest moments.
In those 5 years, despite the punishments for my inability to be silent and still, I have gathered all the confidence in my abilities that I still carry around today. If it hadn’t been for those magical moments, I wouldn’t have studied, read, or researched anymore, because what awaited me next, I’m sure would have completely destroyed me.

The middle school (10-13 years old), which were partly useful in social interactions, gave me practically nothing from the point of view of the method and self-confidence, on the contrary, I would say that in a subtle and incomprehensible way they tried to take away those certainties that were fundamental for me, just like the air I breathed. I left those three years with a medium-low mark and even less confidence.
The first two years of high school were certainly not better, against my will, I was forced to enroll in an address that had been strongly imposed on me by the teachers of the middle school, and also for this reason they had been my worst nightmare: in that place, for the first time I understood what it really meant to feel useless and inept.
The professors seemed to have a secret communication language, which they shared with some special pupils (it was an all-female class), while most of us floundered trying to survive by aspiring to a sufficient grade.
For two years I thought that the elementary school girl, who was able to understand almost everything, albeit in her own way, was now gone and would never return. Why did I no longer understand anything? Why were things on the board so dark to me? Why was I failing so miserably? Why was I unable to “function” in any area of my life?

When, against everyone’s opinion, I bravely left that school, I gave myself one of the greatest and most beautiful gifts of my life. And it was among those who were considered the “outcasts” and scraps of society that I resurfaced, restarting my head freely, taking advantage of my imaginative skills and my way of learning things.
At the School of Art, I returned to exist as a real human being and to feed my mind on creativity every day for three years.
From that moment on, I always chose the things that were good for me and the places where I would have the opportunity to study as I wanted. Sure, I was lucky, but that shouldn’t be driving our education.

There is something deeply wrong with this system, in this way of educating people to lose their special aptitudes in order to conform to a single method that in most cases ends up crushing them and making them lose confidence in themselves.

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