Lo senti? \ Can you feel it?

Lo senti?

“Lo senti?”
“No, non lo sento.”
“Ne sei sicur*?”
“Sì, davvero. Io non lo sento.”

Un tuffo al cuore. Un sussulto. Senso di smarrimento.
Mi rimetto in ascolto. 
Ed è ancora lì… Io lo sento.

E non importa che si tratti di un suono, di un odore, di una cosa che vedo, che tocco o che assaggio, in ogni caso, sono sola con le mie percezioni.
Qualche rara volta capita che mi si dica: “ah, adesso lo sento anch’io!”, ma è appunto un evento infrequente, una piccola consolazione, l’eccezione che conferma la solitudine che provo ogni qualvolta io stia viaggiando nel mio mondo sensoriale. 
Con il tempo ho imparato ad accettare il fatto che certe cose le avrei sempre vissute da sola, che non avrei ottenuto le conferme che cercavo, che talune domande non avrebbero mai avuto una risposta, ma ci sono stati anche tanti momenti di sconforto che mi hanno fatto mettere in dubbio la mia stessa sanità mentale. 
Perché quando mi suggerivano di non farci caso, io non ci riuscivo? Perché non sapevo, potevo o volevo isolare quella cosa e metterla via, come se non ci fosse mai stata? E’ forse perché non sono abbastanza forte, abbastanza brava, abbastanza furba? E’ questo? 

La verità è che, purtroppo, quando un odore arriva come un’onda violenta e mi trafigge il naso, facendomi lacrimare gli occhi, non è facile “metterlo via” rapidamente. Quando una luce acceca i miei occhi e mi impedisce di guardare avanti, non è più possibile muovermi con sicurezza. Quando un sapore mi stordisce le papille gustative, stringendomi lo stomaco, non è semplice ingoiare il boccone. Quando un suono mi martella nella testa tormentando i miei pensieri, non posso eluderlo elegantemente. Quando la mia pelle percepisce una consistenza fortemente sgradevole e lo vive come un terribile attacco esterno, non posso evitare di combattere per liberarmene.  

Io lo sento. 

Sempre. Ogni giorno. Costantemente. 


Can you feel it?

“Can you feel it?”
“No, I can’t.”
“Are you sure?”
“Yes, really. I can’t feel it.”

My heart sank. A gasp. Sense of loss.
I go back to listening.
And it’s still there… I can feel it.

And it doesn’t matter whether it’s a sound, a smell, something I see, touch, or taste, in any case, I’m alone with my perceptions.
Sometimes it happens that people say to me: “Oh, now I can feel it too!”, But it is indeed an infrequent event, a small consolation, the exception that confirms the loneliness I feel whenever I am traveling in my sensory world.
Over time I learned to accept the fact that I would always experience those things alone, that I would not get the confirmations I was looking for, that some questions would never have an answer. 
And, I must accept that there were also many moments of despair that have made me question my own sanity, and probably there will still be.
Why when they told me not to notice it, I couldn’t? Why did I not want or could isolate that thing and put it away, as if it had never been there? Is it because I am not strong enough, good enough, smart enough? Is it?

Unfortunately, truth is that when a smell comes like a violent wave and pierces my nose, making my eyes water, it’s not easy just “to put it away” quickly. When a light blinds my eyes and prevents me from looking ahead, it is no longer possible to move with confidence. When a flavor stuns my taste buds, tightening my stomach, it is not easy to swallow the bite. When a sound hammers in my head and torments my thoughts, I cannot elegantly evade it. When my skin feels a highly unpleasant texture and experiences it as a terrible external attack, I can’t help but fight to get rid of it.

I can feel it. I still can.

Always. Everyday. Constantly.

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