Diagnosi 2 – Sotto la lente \ Diagnosis 2 – Under the lens

Diagnosi 2 – Sotto la lente

Ottenere una diagnosi non sarebbe stato così facile come avevo inizialmente pensato ed ancora oggi penso che se non si fossero combinati una serie di fattori fondamentali, probabilmente non sarei nemmeno riuscita ad ottenerla.
Punto 1, la diagnosi si paga. Nonostante io abbia fatto questo percorso tramite un centro di ricerca universitario, ho sostenuto una spesa non indifferente. 
Fortunatamente ero nel mezzo di un periodo lavorativo molto positivo e mi sono potuta permettere di investire parte dei miei risparmi nella ricerca di risposte che avrei pensato di ottenere al prezzo di un ticket ambulatoriale.
Punto 2, il centro era abbastanza vicino a casa mia.
Con non poca fatica abbiamo organizzato gli incontri una volta in settimana così che io potessi inserire questo viaggio all’interno della mia settimana lavorativa senza sconvolgerla. 
Punto 3, il testimone.
Ad un certo punto mi è stato chiesto se la mia famiglia o qualcuno di a me molto vicino potesse completare una serie di questionari e se alla fine del processo avrebbe potuto presenziare con me in aula.
Due anni fa, come ora, vivevo con il mio ragazzo e non parlavo più con la mia famiglia da ormai molti anni. Anche in questo caso sono stata molto fortunata perché lui si è prestato a rispondere ai test e partecipare alla seduta finale.
Punto 4, serve tanta energia e pazienza.
Probabilmente se avessi iniziato questo percorso nel pieno della mia depressione, nel 2014, non penso ce l’avrei fatta. Per partecipare agli incontri e rispondere alle domande serve tanta energia e talvolta anche tanta pazienza.

Comunque, a fine estate 2018, per via di una strana convergenza di energie cosmiche, sono riuscita ad organizzare l’inizio del mio percorso diagnostico. 
Ovviamente mi sono presentata al primo incontro piena di aspettative – anche perché avevo immaginato quel momento nella mia mente più e più volte – ed invece è stato tutto molto più strano e faticoso del previsto.
Prima di tutto, ho dovuto firmare molti documenti e accettare di essere filmata per tutto il tempo ai fini della ricerca che il centro stava conducendo e ovviamente per la mia stessa diagnosi.
In secondo luogo, ci sarebbero voluti almeno 5 incontri per ottenere delle vere risposte.
Non che mi dispiacesse andare in quel luogo, in fondo avevo aspettato tanto e gli anni trascorsi a ricercare autonomamente avevano acceso in me una grande curiosità e passione nei confronti della neurodiversità, ma per lo stesso motivo avrei preferito avere le mie conferme il prima possibile. 
Una volta completata tutta la burocrazia, durante il primo incontro, ho parlato molto con due ricercatori della mia infanzia e di quelle che pensavo fossero le mie peculiarità. Nelle loro domande ho riconosciuto le caratteristiche delle quali avevo letto durante le mie indagini e per questo non è stato difficile riuscire a descrivere i miei tratti utilizzando un linguaggio relativo all’Asperger. Infine, quello stesso giorno, ho dovuto completare molti questionari e di nuovo ho ritrovato le domande alle quali avevo tentato di rispondere con i test online. 

Il secondo incontro sinceramente è stato molto più intenso: ho trascorso ore ed ore a fare uno speciale test del quoziente intellettivo. 
È stata davvero una prova molto difficile e complessa; in poche ore abbiamo toccato tutti gli argomenti e messo alla prova diversi aspetti dell’intelligenza umana. C’erano davvero tutti i tipi di domande, dall’aritmetica all’intelligenza spaziale, dalla comprensione della lingua alla memoria e così via. Alla fine della sessione ero completamente distrutta, non riuscivo nemmeno a ricordare il mio nome! Alcune domande mi sono apparse molto semplice, mentre altre erano davvero impossibili!  Non potevo credere quanto fosse difficile spiegare il significato di alcune parole ed analogie, era come se sapessi bene cosa significassero, ma non potevo spiegarlo ad altri, perché per me si manifestavano come immagini nella mia mente e a volte non è facile estrapolare cose astratte per renderle concrete. È stato molto frustrante, ma probabilmente è il motivo per cui nella mia vita mi sono sentita spesso dire: “Dai per favore! Spiegati! Non riesco a capire di cosa hai bisogno”. In qualche modo è stato tremendamente illuminante.


Diagnosis 2 – Under the lens

Obtaining a diagnosis would not have been as easy as I initially thought and even today I think that if a number of fundamental factors had not been combined, I probably would not have even been able to obtain it.
Point 1, the diagnosis has to be paid for. Although I made this journey through a university research center, I incurred a considerable expense.
Fortunately, I was in the middle of a very positive working period and I was able to afford to invest part of my savings in finding answers that I would have thought I would get at the price of a public health ticket.
Point 2, the center was quite close to my house.
With little effort, we organized the meetings once a week so that I could include this trip within my working schedule without upsetting it.
Point 3, the witness.
At a certain point, I was asked if my family or someone very close to me could complete a series of questionnaires and if at the end of the process they could be present with me in the meeting room.
Two years ago, as now, I was living with my boyfriend and had not spoken to my family for many years. Also in this case I was very lucky because he lent himself to answer the tests and participate in the final session.
Point 4, you need a lot of energy and patience.
Probably if I had started this path in the height of my depression, in 2014, I don’t think I would have made it. To attend the meetings and answer the questions you need a lot of energy and sometimes a lot of patience.

However, at the end of summer 2018, due to a strange convergence of cosmic energies, I was able to organize the beginning of my diagnostic path.
Obviously, I showed up at the first meeting full of expectations – also because I had imagined that moment in my mind over and over again – and instead, it was all a lot more strange and tiring than expected.
First of all, I had to sign a lot of documents and agree to be filmed all the time for the purposes of the research the center was conducting and of course for my own diagnosis.
Secondly, it would take at least 5 meetings to get real answers.
Not that I minded going to that place, after all, I had waited a long time and the years spent researching independently had ignited in me a great curiosity and passion towards neurodiversity, but for the same reason, I would have preferred to have my confirmations as soon as possible.
Once all the paperwork was completed, during the first meeting, I talked a lot with two researchers about my childhood and what I thought were my peculiarities. In their questions, I recognized the characteristics I had read about during my investigations and for this reason, it was not difficult to be able to describe my features using a language related to Asperger’s. Finally, that same day, I had to complete many questionnaires and again I found the same questions I had previously tried to answer with online tests.

The second meeting was honestly much more intense: I spent hours and hours doing a special IQ test.
It was indeed a very difficult and complex test; in a few hours, we dealt with all the kind of topics and tested various aspects of human intelligence. There were really all sorts of questions, from arithmetic to spatial intelligence, from understanding language to memory, and so on.
At the end of the session I was completely destroyed, I couldn’t even remember my name! Some questions seemed very simple to me, while others were really impossible! I could not believe how difficult it was to explain the meaning of some words and analogies, it was as if I knew well what they meant, but I could not explain it to others, because for me they manifested as images in my mind and sometimes it is not easy to extrapolate abstract things to make them concrete. It was very frustrating, but it’s probably why I’ve often heard people say to me: “Come on please! Explain yourself! I can’t understand what you need.” Somehow it was tremendously enlightening.

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